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La comunità parrocchiale di Flavon

Flavon insieme ai vicini paesi di Cunevo e Terres fa parte della zona del Contà, sezione appartenente ai Contà, il nome deriva dal fatto che questo territorio era la più antica contea del Trentino appartenente ai conti di Flavon.

La Parrocchia conta 550 abitanti.

Chiesa della Natività di S. Giovanni Battista

(a cura dell’Assessorato alla cultura del comune di Flavon , testi di Elisa Depero)

La Pieve di Flavon , assieme alle più antiche dell’ Anaunia, in assenza di un atto di fondazione, si considera ab immemorabili. Sappiamo, tramite il Tovazzi, che il documento più antico che parla della parrocchiale risale al 1145. È documentato che nel 1248 il vescovo di Trento Egnone (1248-1273) donò al monastero di S. Maria Coronata d’Anaunia “i beni della parrocchia vicina di Flavone”. Nel 1283 il successore vescovo Enrico II recuperò la parrocchia, che rimase sempre di libera collocazione.

La chiesa fu riedificata intorno al 1485, secondo il frammento d’affresco lungo la navata, a destra, datato appunto “MCCCCLXXXV DIE XXVI MENSIS JULII”.

Inoltre, nel 1470, il vescovo Giovanni Hinderbach scrive del ritrovamento ”dell’epigrafe sepolcrale di Massimino” Vescovo di Trento (inizio sec. VII). Si può pensare che tale data fu scoperta in occasione dei lavori di riedificazione della chiesa, per tanto già in atto nel 1470 e finiti nel 1485 con la decorazione a fresco. A questo proposito va precisato che l’attribuzione di Hinderbach è da considerarsi inesatta, ai giorni nostri, la datazione del rilievo (11) più attendibile sembra quella del IV sec. e sicuramente di origine pagana. Infine la chiesa fu consacrata nel 1558 da Mariano Mano, vescovo Triburiense e suffraganeo del cardinale Cristoforo Madruzzo. Il primo edificio fu di dimensioni molto ridotte e un frammento potrebbe essere proprio la base di un’abside affrescata (12) emersa dagli scavi archeologici, in occasione dei restauri svoltisi dal 2004 al 2006 a cura della PAT, sotto la direzione dell’arch. Patrizia Mazzoleni. Attualmente la facciata dovrebbe apparire come in origine, resa importante dal portale (1) in stile rinascimentale che la decora. Quest’ultimo è cromaticamente giocato con l’uso della pietra calcarea locale rossa e bianca, con l’inserimento di tondi e semitondi decorati di pietra nera di Ragoli, che spiccano sulle superfici ornate da cornici e bordature rettangolari con motivi geometrici. Probabile opera dei lapicidi comacini. Nel timpano è visibile l’affresco datato 1752, raffigurante l’agnello con la croce, oltre a ghirlande di fiori e decorazioni ad imitazione dello stucco.

Al suo interno la chiesa è ad un’unica aula, divisa in tre capate voltate a crociera cordonata. La seconda campata è aperta lungo i fianchi da due cappelle opposte; dalla terza si accede da destra alla sacrestia e da sinistra alla Cappella, con ingresso anche indipendente da settentrione; in tutto l’aula conclude con un’ampia abside esagonale affrescata. Entrando, a sinistra, troviamo il fonte battesimale (2) datato 1676, in pietra rosa e coperto da una cupola in legno con alla sommità la statua San Giovanni Battista, aggiunta nel 1695.

Proseguendo, interessante è la pala olio su tela raffigurante la Madonna del Rosario e i Santi (3) (a sinistra: San Francesco, San Domenico e San Romedio; a destra Santa Chiara, Santa Barbara e Santa Caterina da Siena), firmata Giovanni Battista Rovedada e datata 1618. In alto è visibile, oltre che documentata, una striscia di tela aggiunta in un secondo momento e decorata con al centro due angeli che reggono la corona e all’estremità due semi archi ad imitazione del marmo di Castione, utilizzato nell’altare della Madonna dell’Aiuto (4), ultima collocazione della pala prima di essere appesa al muro.

Lo stesso altare si evidenzia da subito come opera tipica della produzione castionese, di dimensioni più grandi rispetto agli altri altari in marmo presenti nella chiesa, si caratterizza per una maggiore articolazione e dinamicità delle forme. Arricchito ulteriormente dalle statue della Madonna Addolorata e di SanGiuseppe con il Bambino attribuibili a Domenico Molin.

1.   PORTALE

2.   FONTE BATTESIMALE

3.   MADONNA DEL ROSARIO E SANTI

4.   NADONNA DELL’AIUTO

5.   SAN SEBASTIANO E FILIPPO NERI

6.   SANTISSIMA TRINITA’

7.   SANT’ANTONIO

8.   ALTARE MAGGIORE

9.   CROCEFISSO

10. BARTOLOMEO SPAUR

11. RILIEVO

12. ABSIDE AFFRESCATO

Di fronte, troviamo l’altare maggiore dedicato a San Sebastiano e Filippo Neri (5) raffigurati nella pala datata 1770 e firmata da Giuseppe Poda di Flavon. L’altare rispetta lo stesso materiale e, ad eccezione di qualche particolare, la stessa struttura di quello dedicato alla Madonna descritto precedentemente. Negli atti del 1766 si legge che entrambi gli altari vennero consacrati dal coaudiutore Leopoldo Ernesto Firmian,il 19 luglio 1751 in occasione della visita canonica a questa chiesa. Continuando troviamo gli altari laterali all’arco trionfale e rispettivamente dedicati alla Santissima Trinità (6) (a sinistra) e a Sant’Antonio (7) ( a destra) , anch’essi realizzati in marmo policromo, classico esempio delle cave di Castione, consacrati sempre dallo stesso Firmian, l’8 luglio del 1753. Al centro, incorniciate con un motivo marmoreo molto ricorrente, di colore rosso, nero e bianco, sono collocate le pale  raffiguranti: la Santissima Trinità e l’Episodio della vita di Sant’Antonio Abate: le tentazioni, entrambe firmate ancora Giovanni Battista Rovedada e databili al 1619 in base alla data riportata sulla seconda. Per tutti gli altari in marmo della chiesa di Flavon è motivato pensare, per lo stile rintracciabile nelle loro opere e il periodo d’attività, che siano stati commissionati alla bottega dei Benedetti.

In fondo, domina il complesso altare maggiore (8) in legno policromo e dorato, del tipo ad ancona. Tra gli intercolunni si trovano le statue di San Giovanni Battista, il Santo Vescovo (Vigilio?) e nella cimosa la Madonna con Bambino. Al centro è collocata la cornice a tutto sesto di un dipinto su tela dedicato alla Natività di S. Giovanni Battista di scuola veneta, prima metà XVI sec. (poi riadattata). Sulla mensa è posato il tabernacolo ligneo e dorato di epoca posteriore all’altare, ma in perfetta sintonia con la struttura altaristica, attribuibile a Giacomo Insom e databile tra il 1756-1783.

Altare e sculture appartengono cronologicamente e stilisticamente a periodi e scuole diverse: il primo si caratterizza come un’opera seicentesca e ripropone lo schema strutturale caratteristico dell’epoca, attribuibile alla bottega dei Rasmus e databile 1652; le seconde, collocate precedentemente in un altro altare ligneo di dimensioni minori, sono databili inizio sec. XVI e attribuite da Nicolò Rasmo all’artista Sisto Frei, intagliatore ancora oggi in gran parte sconosciuto.

La volta dell’abside della chiesa è composta da sei vele archiacute divise da altrettanti costoloni , dove sono presenti gli affreschi raffiguranti: i Dottori della Chiesa , gli Evangelisti , gli Apostoli  ed Episodi della vita di San Giovanni Battista; dominano la decorazione il rosso vermiglio, il giallo ocra e il verde minerale. Oltre all’abside è affrescato anche l’arco trionfale (dalla parte dell’abside sono raffigurati Adamo ed Eva verso l’aula è dipinta L’Annunciazione). Lo scoprimento degli affreschi della chiesa di Flavon risale al 1914, ma dal 1942 sono apprezzabili, anno in cui iniziò il lavoro paziente e laborioso di scrostamento degli affreschi e di altre parti della chiesa. Per quanto riguarda gli artisti che operarono è indubitabile la presenza della famiglia dei Baschenis di Averaria, più complessa appare l’individuazione delle diverse mani, attribuibili comunque ad Angelo.

Nell’abside della Cappella, adiacente al presbiterio della chiesa, è possibile apprezzare il crocifisso (9) di ambito nordico, datato 1550. Le proporzioni del corpo sono massicce, il modellato morbido, ilperizoma si piega a svolazzi di contrapposto ritmico alla statica monumentalità del corpo morto. Sempre all’interno della Cappella, murata a sinistra della porta settentrionale, è presente la lapide sepolcrale di Bartolomeo Spaur (10), fatta scolpire da lui nel 1554, per sé e i suoi antenati, da lapicida lombardo ( il giorno e l’anno di morte non furono mai stati completati). Degna di nota, per il suo straordinario valore artistico, essa presenta caratteristiche tipiche delle opere rinascimentali: quali l’uso alternato di pietra bianca e rossa, decorazioni con motivi floreali, lo stemma araldico scolpito e l’iscrizione in caratteri cubitali, che ricorda chi fosse e che ruolo svolgesse la famiglia sepolta.

Testo: Elisa Depero