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esperienza di volontariato all' OPSA di Padova

Sono Laura, vivo a Sporminore e nella vita faccio l’insegnante. Vi vorrei raccontare la mia esperienza presso l’Opera della Provvidenza S. Antonio di Padova. Un’esperienza che lascia il segno , che ti fa capire come sia importante essere felici nonostante le difficoltà.

Erano alcuni anni che ci pensavo, durante l’estate il tempo a disposizione è tanto e ogni anno ,vuoi per impegni familiari vuoi anche per un po’ di pigrizia o per paura rinviavo all’anno venturo. Volevo regalare un po’ del mio tempo, fare qualcosa di speciale, qualcosa che mi aiutasse a rimettere ordine tra le priorità della vita.

E finalmente arriva l’occasione giusta, quasi per caso leggo sul sito della Diocesi di Trento l’opportunità di poter svolgere una settimana di servizio presso l’ Opsa, Opera Provvidenza San Antonio, a Sarmeola di Rubano (una decina di chilometri fuori Padova).

E’ una grande struttura residenziale ( più di seicento ospiti) che accoglie persone con grave disabilità intellettiva accompagnata spesso da altre forme di disabilità. Una Casa voluta per opera del vescovo Bortignon nel 1955-1960, per aiutare le tante situazioni di emarginazione e bisogno in cui vivevano numerose persone con gravi disabilità della diocesi di Padova.

L’emozione di trascorrere una settimana di servizio come volontaria presso questa struttura è tanta così anche la voglia di mettersi in gioco. Fare il volontario vuol dire accompagnare e far compagnia agli ospiti che ti vengono affidati dagli operatori di riferimento dei vari nuclei abitativi in cui è suddivisa l’Opera Provvidenza.

Mi preparo con qualche lettura , chiedo al mio sacerdote di riferimento se conosce questa realtà e poi mi affido alla preghiera.

L’impatto è stato forte, una struttura molto grande ma ben organizzata, il clima sereno e familiare dove tutti sembrano conoscersi.

Stare a contatto con gli ospiti (persone con problemi a livello cognitivo, fisico e relazionale) ti mette continuamente a dura prova e ti fa pensare molto.

I miei racconti e le mie riflessioni sarebbero tante ma vorrei sintetizzarle in alcune parole chiave: saluto, gioia e preghiera.

Saluto: è il primo approccio con cui si entra in relazione con una persona,lo si può fare in tanti modi ma è sempre e comunque efficace. All’Opsa è un susseguirsi di saluti, verbali e non (da un ciao o un buongiorno ad una stretta di mano o ad una carezza), ogni persona ( ospite, operatore o volontario che sia) vuol far sentire la sua presenza all’altro in modo gioioso e riconoscente. E’ un umile gesto che ti fa sentire amato.

Gioia: è la felicità che rivedi negli sguardi, nei sorrisi e nei piccoli gesti come il tenersi per mano . La gioia che ti trasmettono gli ospiti quando ti presenti a loro, quando li aiuti, quando li incontri lungo i corridoi, quando racconti loro qualcosa. E’ una sensazione molto forte e che ti fa capire la loro semplicità di cuore, loro ( gli ospiti) ti accolgono per quello che sei e non per quello che hai o per quello che sai fare. E’ un sentirsi amati in maniera incondizionata.

Preghiera: è una parola ai tempi d’oggi spesso scomoda e bistrattata, caricata di innumerevoli riti e significati ( spesso non veritieri). All’ Opsa la preghiera è la guida di tutta la giornata. Gli stessi ospiti in più occasioni si affidano alla preghiera. Il modo in cui si accostano ad esempio alla recita del Rosario ( che si svolge tutti i pomeriggi alle 16.45 in chiesa) ti fa capire quanto credano e quanto si affidano al Signore.

Ognuno lo fa come riesce (recitando, cantando, ascoltando o anche solo con la propria presenza) . L’importante è esserci e prepararsi in chiesa per tempo. Al momento della benedizione, tutti volgono lo sguardo verso l’altare e anche chi è più in difficoltà riesce a percepire la presenza del Signore: in chiesa cala un silenzio di pace (che emoziona , che fortifica, che insegna, che fa ulteriormente riflettere).

Ritornata poi alla vita di tutti i giorni, di tanto in tanto con parenti, amici, conoscenti o colleghi sento la necessità di esprimere la forza e l’amore del Vangelo presente all’Opsa.

Consiglierei a tutti (sia giovani che adulti) la possibilità di conoscere una realtà così piena dell’amore del Padre. La mia esperienza è stata estremamente positiva e delle volte è difficile anche solo raccontare e descrivere quanto Bene ci sia in questo luogo speciale.

La Provvidenza per me è diventata scuola di vita. Fare la volontaria alla Provvidenza mi ha fatto crescere, riflettere e render conto che la vita è unica ed è comunque bella anche se ci lamentiamo.

Ho capito che spesso le parole non servono..basta uno sguardo, una carezza, un abbraccio o un sorriso…Gesù è sempre presente: la vera gioia è IncontrarLo attraverso il volto degli altri.

 

  Damaggio Laura - La mia esperienza all’OPSA di Padova – estate 2015-2016

pubblicato 20 aprile 2017